La Provincia di Varese, 20.12.2009  
Resto del Carlino, 18.07.2008

L'Arena, 26.06.2008

Folk Bulletin, gennaio 2008 La Provincia, 9.02.2006
La Provincia, 23.09.2006 Luce, 29.05.2005
Il Resto del Carlino, 15.03.2005 La Prealpina, 30.07.2004

José-Joaquín Beeme, 25 settembre 2005 - Cuadernoblues

He tenido la suerte de oírles nacer. Sharg Uldusù son cuatro instrumentistas de excepción que acercan Italia al Medio Oriente, o al revés, y no sólo musicalmente. Fundó el ensemble el azerbaiyano Fakhraddin Gafarov, director del Conservatorio Nacional de Bakú hasta su exilio en 1998: del corazón de vaca de su hablador tar (guitarro azerí) al corazón del oyente dispuesto a dejarse transportar por otras voces, otros mundos —están en éste. A su proyecto enseguida se unió el varesino Ermanno Librasi, clarinete prodigioso y melismático, que lo mismo acompaña una danza del vientre que repentiza un zarabanda para Buster Keaton. El percusionista rabatí Zakaria Aouna, que ya había formado Sahara Karevan con Ermanno y estremece alegre la piel de su bendir y su darkuba, y el milanés Lorenzo Serafin, que ha llegado al laúd árabe (ud) desde la improvisación jazzística, completan este cuarteto que aspira, ahondando las fuentes étnicas, a ser "un viatico per la comprensione fra Oriente ed Occidente". Su concierto de Villa Della Porta Bozzolo, cuidadísimo al detalle —desde la climácica distribución de los tempi hasta la puesta en escena—, lo prueba; muestra, además, una progresión ascendente del grupo, que mientras prepara su próximo trabajo discográfico reimprime el embriagador Sarevan (Nuvole in Viaggio, 2004). Un repertorio amplio que recoge las savias musicales que fluyen entre el Cáucaso y el Caspio: Azerbaiyán, Turquía, Irán, Turkmenistán, Afganistán, los gitanos turcos, más los aires árabes de fiesta y rito del Magreb. Música viajera que invita a mover el alma, a (en)soñar una paz posible en clave de baile: escuchad la Kashmir de Led Zeppelin antes y después de su paso por Marrakech, o a nuestro Lebrijano luego de juntarse con la Orquesta Andalusí de Tánger, o los ritmos bereberes de Radio Tarifa. Yo veía pasar, sobre la noche del cortile, esta Estrella de Oriente que ha defendido la fusión sensual o los arquetipos sonoros comunes en encuentros por el entendimiento entre pueblos ahora enzarzados: una estrella inscrita en la media luna es el símbolo nacional de Azerbaiyán. Húmedos los ojos, en la boca una sonrisa que no se borró ni cuando titilaban las últimas notas del hipnótico Uskudar, pensaba en cómo nos hablamos los hombres cuando sin palabras nos hablamos. If you wish upon a star...

Sandra Parolin, Torino, 15 febbraio 2004 - Concerto Shalom-Salaam

Atto pubblico d'amore
Ne avevo avuto il presentimento, quel pomeriggio di febbraio sarebbe successo qualcosa di speciale. La gente affluiva a poco a poco riempiva il locale mentre i musicisti si preparavano ad accordare i loro strumenti: l'incontro tra due musiche in guerra avrebbe prodotto un incontro di pace. E già alle prime note la si poteva percepire chiaramente nella stanza: era un'energia di pace. Qualcosa che avevo imparato a conoscere e a riconoscere in me e nel gruppo che si raccoglie attorno a un evento con un'intenzione di pace. Ma non pensavo che un evento musicale avesse in sé quella rara potenzialità. Qualcosa che nasce dallo svuotamento che solo predispone all'incontro. Svuotarsi di sé per ricevere, per ascoltare. Ascoltare quella musica che mi riempiva il cuore, mentre lo Spirito palpabile della comunità si diffondeva lentamente tra i presenti accomunandoli nell'ascolto, come accompagnati da una musica divina!Davvero bravi i musicisti capaci di produrre tale bellezza. Ma ne sono convinta, c'era qualcosa nel nostro ascoltare che ampliava, moltiplicava quella bellezza trasformandola in una esperienza di gioia e di pace. Come in uno scambio tra contenuto e contenitore, una corrente di energia che fluiva in entrambe le direzioni. Evidente interdipendenza. Misteriosa reciprocità. Musica araba e musica ebraica unite nella fiducia della riconciliazione. Un atto pubblico d'amore. Così commossi dall'evento, pubblico e musicisti ringraziano sentitamente gli organizzatori. Un grazie a tutti coloro che hanno dato forma a questa forma di pace, trasformandoci anche soltanto per poche ore, in una gioiosa comunità.

Più della pace
E' la gioia nella pace.

La gente è più ferma dentro
Mentre la musica batte fuori.
Gli eserciti si fronteggiano
Schierati
nel ritmo d'amore
Annientati
dal ritmo del cuore.
Non più separata dallo strumento che suona
Chi sono io senza di te?

Tutti in piedi battiamo le mani
Non tratteniamo lacrime di pace
che sciolgono il dolore di mille vite perdute
Non tratteniamo sorrisi di gioia
che appartengono a mille vite vissute
Ecco il corpo che prega:
Atto pubblico d'amore
Preghiera ch'è un tamburo nel cuore.

La Prealpina, 12 dicembre 2003

Fagnano olona. Etno festa ha lasciato Fagnano Olona con uno spettacolo di musica etnica mercoledì nella Chiesa delle fornaci con l'Enseble Sharg Uldusù (Stella d'Oriente) del Maestro dell'Azerbaijan Fakhraddin Gafarov, ex direttore del conservatorio di Baku, ora profugo politico in Italia, uno dei più grandi suonatori di Tar, antichissimo strumento a corde azero.Egli era accompagnato da Ermanno Librasi, musicista, studioso di strumenti musicali tradizionali, al Clarinetto, Zurna e Kaval e da Darioush Madani, Iraniano, esperto in Setar,Tombaak e Daff. E' intervenuta, a sorpresa, Dena giovane cantante Iraniana dalla dolcissima voce ricca di suggestioni.
La serata si è svolta nell'ambito di Etnofesta che durerà fino al 25 Ottobre e che ha già visto presente a Fagnano il vescovo Brasiliano Tomàs Balduino e il giornalista Ettore Masina. dedicata all'interlocutore l'incontro tra i  popoli, lo sviluppo e la pace, promossa dal Comitato Etno 98/99, Arci provinciale, nessuno escluso. Il Circolo Familiare di Carnago,Pro Loco e parrocchie di Fagnano, Social Forum,cooperativa Totem,con il patrocinio dei comuni di Carnago,Fagnano, Cavaria, Oggiona, Jerago e della Provincia. Il viaggio nella tradizione musicale di diversi Paesi( oltre l'Azerbaijan sono stati presentati brani Afgani,Turchi, Iraniani) è stato accompagnato dalle sottolineature che Ermanno Librasi ha offerto al pubblico, intervenuto numeroso e interessato, sulle caratteristiche musicali e sugli aspetti culturali del repertorio proposto. Un importante aspetto di questa cultura è rappresentato, come ha spiegato Librasi, dal Mugham, un antico modo musicale che risale a quando la musica non era ancora scritta su spartito, ma tramandata da maestro ad allievo. Mugham è la ricchezza dell'Oriente, ha una struttura filosofica, è come una scala che fa arrivare all'estasi.
Il desiderio degli organizzatori di Etnofesta, come ha evidenziato Giuliano Leone presidente del Comitato Promotore, è riproporre iniziative di questo tipo, "di elevata qualità e emblematiche di un modo nuovo di creare occasioni di dialogo e confronto tra diverse culture". Leone ha spronato a passare all'impegno civile. E infatti durante Etnofesta si è dato avvio alla proposta di destinare lo 0,80% delle prime due voci del bilancio comunale a iniziative in Paesi in via di sviluppo.